Qui Mirko Ravicini di Abruzzo Servizi su 2 spunti dal blog

Piante bonsai: come si curano? Se state cercando informazioni sulle piante bonsai e sulla loro cura questo articolo fa proprio al caso vostro. Infatti, leggendo questo articolo conoscerete come intraprendere i primi passi per la cura di questi veri e propri alberi in miniatura. Raccomanda Mirko Ravicini, imprenditore di Pescara a capo di Abruzzo Servizi e Punto Garden, di leggere gli approfondimenti che seguono.

Nonostante le dimensioni ridotte queste piante hanno bisogno di molta attenzione per essere coltivate. Basta una minima distrazione o commettere un piccolo errore per dover ricominciare tutto dall’inizio con un nuovo bonsai. In questo articolo andremo a scoprire alcuni degli aspetti chiave per una corretta coltivazione di un bonsai:

  • Illuminazione del bonsai
  • Come annaffiare correttamente un bonsai
  • Potatura del bonsai
  • Quando rinvasare un bonsai

Illuminazione del bonsai.

Ogni bonsai ha bisogno di una buona fonte di luce per sopravvivere, qualunque sia il tipo di bonsai che avete scelto di coltivare. Infatti, la mancata possibilità di effettuare la fotosintesi in maniera costante è fonte di danno per la pianta che andrà inevitabilmente a seccarsi in maniera irreversibile. Quindi, sia per un bonsai da interno che da esterno, è molto importante collocare l’albero in miniatura in una zona ben illuminata ma che non sia esposta direttamente alla luce solare, altro fattore che potrebbe danneggiarla.

Come annaffiare correttamente un bonsai.

Il bonsai non richiede una grande quantità d’acqua e solitamente va innaffiato circa una volta ogni tre giorni. Fate ben attenzione a non esagerare con l’acqua, perché un eccesso di umidità potrebbe danneggiarla facendola marcire. Un utile trucco per capire se il vostro bonsai ha bisogno di essere innaffiato è quello di ispezionarne la terra andando a tastarla con le dita e, se noterete la secchezza del terreno, andate a innaffiarlo con una piccola quantità d’acqua. Durante l’estate è anche consigliabile umidire le foglie insieme alla periodica innaffiatura.

Potatura del bonsai.

La corretta potatura del bonsai consiste nel capire bene l’equilibrio della pianta, andando a potare le parti che secondo voi vanno a creare una disarmonia nella forma del vostro bonsai. In sostanza bisogna sempre assicurarsi che venga rispettata l’armonia fra tutte le parti del vostro albero in miniatura e anche con lo spazio dove è collocato.

Quando rinvasare un bonsai

Nonostante le radici di questa pianta non abbiano una crescita molto rapida, cambiare il vaso dove viene coltivato è comunque un aspetto importante della sua cura. Genericamente un bonsai ha bisogno di essere rinvasato circa una volta ogni tre anni, durata che può variare a seconda della specie del bonsai per assicurare un corretto sviluppo della sua coltivazione.

MIRKO RAVICINI BLOG

MIRKO RAVICINI PESCARA

MIRKO RAVICINI ABRUZZO SERVIZI

TENTANO DI VEDERE MIRKO RAVICINI

MIRKO RAVICINI 2021

MIRKO RAVICINI TWITTER

MIRKO RAVICINI SUL WEB

MIRKO RAVICINI IMPRENDITORE

MIRKO RAVICINI YOUTUBE

Continua a leggere sul blog di Mirko Ravicini: Stella di Natale significato, tradizione

Nel tempo di Natale è tradizione portare in dono ad amici, parenti e conoscenti una pianta – simbolo del periodo: la stella di Natale. Seppur sia dono gradito e le persone ne regalano molte per festeggiare il Natale in arrivo, in pochi conoscono il reale significato della Stella di Natale”. In realtà, il suo nome scientifico è “Euphorbia Pulcherrima”; conosciuta con la denominazione di “Poinsettia”, la stella di Natale è una pianta da abbellimento, nata in Messico, zona in cui nasce e cresce in modo spontaneo. Proprio in Messico si sviluppa in modo naturale e selvatico, arrivando a toccare anche i 4 metri di altezza. Tuttavia, in Messico la Stella di Natale è conosciuta con altre denominazioni, quali “Flor de Nochebuena” (Nochebuena in spagnolo identifica la notte di Natale), “flor de Pascua” oppure “estrella federal y pastora”. 

L’origine della Stella di Natale è legata a due diverse tradizioni. La prima è ambientata proprio in un piccolo paese del Messico, la cui popolazione si ritrovava in Chiesa la notte di Natale per poter recare doni al Bambino Gesù. Racconta un’antica leggenda che in un piccolo paese del Messico tutti gli abitanti si riunivano in chiesa per trascorrere la notte di Natale portando dei regali a Gesù Bambino. Un fanciullo del posto di nome Pablo amava quella tradizione, ma era triste, perché non aveva mai regali da portare al Messia. Ogni anno vedeva che le altre persone del posto portavano doni bellissimi (frutta, giocattoli, vestiti…), mentre Pablo, a causa della sua povertà, non portava niente. E questo lo faceva sentire sempre più triste con il trascorrere degli anni. Ad un certo punto, decide di non farsi vedere la Notte di Gesù, così nessuno si sarebbe accorto che  non aveva doni da regalare al Piccolo Gesù nella notte della sua nascita. Infatti, si era posto in un angolo della Chiesa e cominciò a piangere. Immediatamente le sue lacrime cadute a terra si trasformarono in una pianta dai petali rossi. Pablo, allora, lesse un segno di Dio in questo fiore nato dalle sue lacrime, perché anche lui avesse un dono da recare al piccolo Gesù. Così, unì la pianta agli altri regali, ma tacendo dell’esperienza di cui era stato protagonista. In questo modo, la stella di Natale è entrata a far parte della tradizione e della festa, tanto da diventare oggetto di regalo molto ricercato. La seconda leggenda, invece, è legata alla possibile tossicità  della Stella di Natale; una tossicità che indurrebbe addirittura alla morte. Questa narrazione è datata nel lontano 1920, quando il botanico Joseph Francis Rock parlò di una pianta velenosa che si trovava alle Hawaii (la stella di Natale, appunto); un bambino aveva succhiato i suoi steli, provocandogli la morte. L’episodio fu, poi, smentito nel 1944, dal dottore Harry Loren Arnold, che riportò affermò che il bambino era morto per aver inghiottito una foglia. Nonostante anche la Food and Drugs Administration affermò nel 1970 che una foglia poteva togliere la vita ad un bambino, l’anno successivo una ricerca pubblicata sulla rivista Toxicon, smentì la faccenda. Infatti, la Stella di Natale rileva una piccola presenza di veleno, ma non è mortale. Gli effetti, infatti, compaiono solo se il soggetto nel assume grandi quantità, anche se essi sono leggeri e controllabili e, al massimo, provocano indigestione ed irritazione. Nonostante le storie legate alla Stella di Natale, essa resta uno dei simboli più antichi e ricercati nel corso del periodo natalizio

Dalla nostra rassegna stampa:

http://www.georientiamoci.it/il-blog-di-mirko-ravicini-lancia-la-sezione-su-piante-bonsai-380/

http://www.europa-in.it/mirko-ravicini-quale-licenza-agricola-per-lazienda-338/

http://www.vedior.it/tentano-di-saperne-di-piu-con-mirko-ravicini-sugli-addobbi-floreali-1474

http://www.mobilemonday.it/secondo-mirko-ravicini-queste-sono-le-migliori-piante-da-far-crescere-in-appartamento-578

https://www.essenet.it/abruzzo-servizi-di-mirko-ravicini-i-professionisti-del-giardino/