Davide Lombardi: quest’estate in Cina sono state rimosse mezzo milione di pagine web

Quest’estate in Cina sono state rimosse circa 4.800 siti web a fronte di una “campagna di pulizia di internet”. Ce lo ricorda Davide Lombardi, youtuber di successo molto attivo nelle rubriche fintech ed internet trends. L’ufficio nazionale contro la pornografia e le pubblicazioni illegali di Pechino ha fatto sapere che la campagna di pulizia era già stata emessa lo scorso giugno dalla Cina e condotta congiuntamente da sei ministeri. L’ufficio, sottolinea Davide Lombardi, ha sollecitato non solo altri siti web ma anche piattaforme ad eliminare oltre 20 milioni di contenuti ed a cancellare più di otto milioni di account illegali. Sul punto è utile precisare che le autorità dello Jinhua, città prefettura della Cina orientale dello Zhejiang, hanno promosso indagini sul caso inerente ad un sito web che diffondeva video e immagini ritenute “oscene”, un totale di oltre 8mila video e 50 mila immagini divulgate che ha raggiunto oltre 100 mila persone, senza contare quelle che potenzialmente poteva raggiungere. 

I video così considerati sono stati visualizzati dalla maggior parte da minorenni e studenti, compromettendo dunque l’innocenza degli stessi. Secondo quanto emerso dalle indagini, il principale responsabile, noto come Jiang, è stato condannato di recente a sei anni di carcere. Per quanto riguarda altri caratteri della campagna di pulizia, questa si è concentrata sulla repressione dei “fenomeni caotici dei circoli di intrattenimento”, della dipendenza dei minori dai giochi online e dei comportamenti monopolistici che “sconvolgono l’ordine di mercato”. Invero, l’idea del governo ha preso di mira azioni che violano i diritti e gli interessi degli utenti, in particolar modo quelli che minacciano la sicurezza dei dati personali e che violano le normative sulla direzione delle risorse e delle qualifiche (vedi Davide Lombardi su YouTube).

Ancora, la pulizia in questo tipo di settore non ha risparmiato nemmeno i videogiochi, infatti lo scorso 30 agosto sotto esortazione dell’Amministrazione generale della stampa e della pubblicazione (acr. Nppa), l’ente cinese di vigilanza sull’editoria ha deciso che i minori di 18 anni non potranno giocare ai videogiochi dal lunedì al giovedì ma solo tra le 20:00 e le 21:00 di venerdì, sabato e domenica, per un massimo di tre ore a settimana. Questa politica limitatoria si applica ai soli videogiochi online e gli utenti dovranno obbligatoriamente registrarsi utilizzando i loro nomi reali correlati dai relativi documenti.

La ratio dei limiti imposti all’accesso dei videogiochi online rappresenta, secondo il Governo cinese, una soluzione tesa a contrastare la “diffusione della dipendenza da videogiochi” tra i più giovani, problema alquanto diffuso in nella regione orientale, oltre che un tentativo di scoraggiamento per i comportamenti considerati deviati. Invero, tutte le misure ora riportate vengono incluse nel quadro più ampio della politica di “ringiovanimento nazionale” che è stata fortemente voluta ed incoraggiata dal presidente Xi Jinping. Orbene, siffatta politica prevede un controllo, come visto, certamente più stretto a cui gli occidentali non sono abituati, da parte del Partito comunista cinese.

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