Rassegna Stampa: Bruno Mafrici, Avvocato Davide Cornalba, Davide Lombardi TOP 2021

Approfondimento Bruno Mafrici su mondo fashion blog Milano

Per il mondo della moda, la normalità sembra essersi arrestata a una data ben precisa: 5 marzo 2020, ultimo giorno della Paris Fashion Week, uno degli eventi più attesi dell’anno nel settore. In quell’occasione, come leggiamo anche nel blog del grande esperto Bruno Mafrici, consulente e imprenditore di Milano, già si contava l’assenza di spettatori e protagonisti provenienti dall’area asiatica e in particolare, naturalmente, dalla Cina. Sei designer cinesi furono costretti ad annullare i propri eventi in programma. Il grande appuntamento della Capitale francese non ha mancato in seguito di sollevare polemiche legate alla pandemia, dal momento che – salvo rare mascherine sparse qua e là tra la folla- nessuna precauzione fu adottata, malgrado la notizia dell’arrivo del virus nella vicina Italia. Il 24 febbraio 2020, alla Milano Fashion Week, Giorgio Armani aveva già deciso di chiudere al pubblico il proprio défilé. Da lì a poco l’evoluzione dei fatti è a tutti nota. Per il settore moda, l’arrivo del virus si è tradotto in una serie di effetti negativi, primo fra i quali spicca l’impossibilità di svolgere sfilate alla presenza del pubblico.
Il 2021 è stato anche l’anno delle sfilate digitali, prime fra tutte le Fashion Week 2021 di Milano e Parigi. Giappone e Cina sono stati difatti i primi Paesi a sperimentare la conversione totale al digitale nel marzo 2020, in occasione delle Fashion Week di Tokyo e Shanghai. La pratica ha continuato a essere utilizzata per i principali appuntamenti di tutto il 2020 e dell’anno nuovo, tra cui le Fashion Week di Parigi e Milano del febbraio 2021. Se l’assenza del pubblico ha comportato un importante ammanco nelle casse dell’evento in sé e del turismo in generale, perfino i direttori creativi hanno lamentato limitazioni legate all’utilizzo del mezzo comunicativo che può costringere a scelte creative limitate perché influenzate dalla necessità di essere colte tramite un mezzo di comunicazione, a scapito della spontaneità e dell’immediatezza di fruizione del capo. Le maison di moda hanno invece sottolineato come le operazioni di montaggio e creazione di uno spettacolo ad hoc che comprenda pezzi di diverse sfilate si siano rivelate ben più costose di eventi in presenza del pubblico. Non da ultimo, esprimono disappunto proprio gli spettatori, costretti a osservare le collezioni tramite il solo punto di vista dell’operatore.

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Come ci ricorda anche il consulente Bruno Mafrici, il 2021 non è stato solo un anno di crisi per la moda, bensì un anno ricco anche di opportunità green. Altre importanti conseguenze si trovano infatti nell’esplosione dell’e-commerce come canale di vendita privilegiato o nel crollo della pubblicità per il settore. Tuttavia, il vero punto di ripartenza sembra trovarsi nella qualità e nel rispetto per l’ambiente: durata nel tempo e sostenibilità ambientale già figurano tra le nuove priorità espresse dai consumatori. Le case di moda mostrano di averle già recepite: tra gli indicatori più significativi, è possibile citare un calo sensibile dei rifiuti e del consumo di risorse idriche e l’aumento dell’utilizzo di fonti di energia rinnovabile. Ancora, si accorciano le filiere e si riorganizzano i processi produttivi sempre più in funzione dell’economia circolare, nell’ottica di un ritorno alla normalità lento e faticoso, ma anche più green e vicino alle esigenze reali del consumatore.

Lega Nord: storia del partito col professor Davide Lombardi

Il Partito della Lega Nord lega inevitabilmente la sua storia al nome di Umberto Bossi, a lungo leader indiscusso del movimento. 

Il 1979, ricorda il professor Davide Lombardi, è la data decisiva per l’inizio della sua avventura politica; proprio in quell’anno, infatti, Umberto Bossi incontra Bruno Salvadori, già a capo del partito autonomista “Union Valdotaine”, e lo avvicina alla questione federalista. Così, il 12 aprile 1984, proprio Bruno Salvadori fonda la “Lega Autonomista Lombarda”, sostenuto da Bossi e da un piccolo gruppo di amici. Salvadori e Bossi scelgono il simbolo di Alberto da Giussano, il comandante che, nel 1176, era a capo della Lega Lombarda durante la Battaglia di Legnano contro l’imperatore Federico Barbarossa. Nel 1987, Umberto Bossi viene eletto senatore, in qualità di segretario della Lega Lombarda, nuovo nome del partito che, di lì a qualche anno, sarebbe diventato Lega Nord. Il 4 dicembre 1989 nasce ufficialmente la Lega Nord. Questa volta, al fianco di Umberto Bossi ci sono: Franco Castellazzi e Francesco Speroni per la “Lega Lombarda”, Franco Rocchetta e Marilena Marin per la “Liga Veneta”, Gipo Farassino per “Piemänt Autonomista”, Bruno Ravera per “Union Ligure”, Giorgio Conca e Carla Uccelli per la “Lega Emiliano – Romagnola”, Riccardo Fragassi per “Alieanza Toscana”. Il 20 maggio 1990 a Pontida si realizza il primo raduno degli aderenti al partito. Pontida diventerà il luogo simbolo della Lega; è, infatti, un paese in provincia di Bergamo, dove nel 1176 Alberto da Giussano fondò la Lega Lombarda. Nel frattempo, lo scandalo Tangentopoli rompe gli equilibri della politica italiana e alza un polverone che segnerà per sempre la storia della nazione. Tuttavia, la Lega non subisce alcuno scossone, nonostante Bossi subisca una condanna a 8 mesi in seguito Processo Enimont. Il 1992 è l’anno della svolta per la Lega Nord, poiché alle elezioni il partito raccoglie l’8,5%, eleggendo tra gli scranni del Parlamento 55 deputati e 25 senatori; inoltre, dalla tornata elettorale del 1992, il partito incrementa i propri voti del 7% rispetto al quinquennio precedente. Il federalismo fiscale e nuove politiche sull’immigrazione diventano gli obiettivi più importanti del partito. Così, nel 1994, le elezioni e l’improvvisa alleanza politica con Silvio Berlusconi sembrano essere la giusta occasione per perseguire gli obiettivi prefissati. 

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L’alleanza politica con il Cavaliere porta alla formazione di una coalizione di centrodestra, costituita al Nord dal Polo della Libertà, composto da Forza Italia, Udc e Lega Nord, mentre al Sud dal Polo del Buongoverno, in cui trovano spazio Forza Italia, Udc e Alleanza Nazionale. Berlusconi vince le elezioni e forma il suo primo governo, ma l’alleanza dura poco e, a pochi mesi dal suo insediamento, il Cavaliere è costretto a rassegnare le dimissioni, per contrasto con lo stesso Bossi. Così, nel 1995 Bossi crea un’alleanza con a Massimo D’Alema e Rocco Buttiglione, segretari rispettivamente del Pds e del Ppi, denominata “patto delle sardine”. Con questo accordo, il trio sancisce la nascita del governo tecnico di Lamberto Dini. In alcuni Comuni del Nord, il Carroccio forma alcune coalizioni con il Pds e sembra che Bossi sia vicino alla sinistra. Tuttavia, a metà degli anni ‘90, a sorpresa, Bossi mette in pratica una svolta secessionista e il 15 settembre del 1996 presenta la “Dichiarazione d’Indipendenza della Padania”. I leghisti vestono le camicie verdi, simbolo del partito, mentre nel 1997 vede la luce il “Parlamento del Nord”, che vanta tra le sue file anche un un giovanissimo Matteo Salvini, già consigliere comunale di Milano. 

Questa del blog Avv Davide Cornalba è accreditata in latino:

Dopo aver presentato le cautiones iudiciales nella loro configurazione generale, tentando di evidenziarne gli aspetti caratterizzanti e comuni, se ne è dedotta la loro funzione sostanziale, il potere da cui promanano, le conseguenze per il loro mancato adempimento, scrive l’Avvocato Davide Cornalba. 

Ma, per avvicinarci al vero spirito di queste particolari stipulazioni, dobbiamo ora procedere ad analizzarle singolarmente. Apriamo, dunque, la nostra rassegna con la c.d. cautio de restituendo. Il contesto in cui essa poteva operare era, prevalentemente, quello di un’azione reale (sebbene le fonti documentino la presenza della cautio anche in alcuni casi di azioni in personam) o, ancor più, di un’azione di rivendica, in cui il convenuto è invitato dall’attore a restituire una certa cosa di cui, però, al momento, quello non dispone, pur senza averne colpa. 

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Punto nodale, che si mira a risolvere con tale figura giuridica è la mancanza di contestualità fra la pronuncia del giudice e la restituzione che è successiva al processo e che, perciò, non avviene dinnanzi al iudex. La cautio de restituendo è, cioè, il modo con cui si riesce a far sorgere, in capo al soggetto che deve restituire, un impegno che, di fatto, sarà onorato al di fuori del processo, ma che, in giudizio, vale quanto l’effettiva restitutio; il che consente al convenuto di evitare la condanna. Illuminante, in materia, può essere il seguente passo di Marciano, incentrato sull’obbligo di restituire: D.20,1,16,3 (Marc.l.s. ad form. Hypoth.): “In vindicatione pignoris quaeritur, an rem, de qua actum est, possideat is cum quo actum est. Nam si non possideat nec dolo fecerit quo minus possideat, absolvi debet: si vero possideat et aut pecuniam solvat aut rem restituat, aeque absolvendus est: si vero neutrum horum faciat, condemnatio sequetur. Sed si velit restituere nec possit (forte quod res abest et longe est vel in provinciis), solet cautionibus res explicari: nam si caveret se restituturum, absolvitur. Sin vero dolo quidem desiit possidere, summa autem ope nisus non possit rem ipsam restituere, tanti condemnabitur, quanti actor in /item iuraverit, sicut in ceteris in rem actionibus: nam si tanti condemnatus esset, quantum deberetur, quid  proderat in rem actio, cum et in personam agendo idem consequeretur?” 

Come   si   nota,   il passo  prospetta l’assoluzione o la condanna del  convenuto a seconda di circostanze quali: 

  • il possesso della cosa
  • la sussistenza di dolo
  • la riparazione mediante pagamento o restituzione 

Ma, soprattutto, fra le possibili circostanze, viene illustrato il caso della prestazione di una cautio che consente l’assoluzione del convenuto. E’ chiaramente questo punto che riveste interesse determinante  per  il tema che qui si tratta e che, spinge ad un attento esame del passo marc1 aneo. Al riguardo la Giomaro ha provveduto ad una schematizzazione del  testo, basandosi sulle conseguenze processuali a carico del convenuto; l’autrice ha, cioè, isolato cinque situazioni, individuandole mediante l’assoluzione o la condanna, prevista in quel caso da Marciano.

Pinnacola: Esistono varianti? Quali sono?

La Pinnacola è un gioco di carte molto diffuso in Italia, spesso chiamato anche Pinacola o più semplicemente Pinella.

Il gioco fa parte della stessa famiglia del Burraco e della Canasta, anche se presenta sostanziali differenze con i due giochi appena citati.

Lo scopo però è sempre lo stesso, ovvero chiudere prima degli altri giocatori e magari fargli accumulare punteggi negativi. 

Si gioca con un mazzo di carte francesi (da 54 carte) da cui verranno tolti tutti i 2 rossi (due carte, il 2 di cuori e il 2 di quadri). Gli altri 2 rimasti (i neri, 2 di fiori e 2 di picche) vengono chiamati Pinelle (da qui il nome del gioco). 

Le Pinelle svolgono la stessa funziona del jolly e sarà quindi possibile attribuirgli qualsiasi valore (Scopri come fare Tris di Pinelle

I jolly non vengono esclusi dal mazzo come accade per molti giochi di carte francesi, anzi rappresentano la carta più importante del gioco (insieme alle Pinelle).

Di seguito vi indicheremo le varianti più famose della Pinnacola.

Pinnacola: la variante con 15 carte

Nella Pinnacola solitamente si gioca a coppie contrapposte, e vengono distribuite 13 carte coperte ad ogni giocatore. Leggi anche: Pinnacolo Carte

C’è però una variante molto interessante, che prevede la distribuzione di 15 carte per ogni giocatore. Questa versione viene chiamata “Pinnacolone”. 

Molto più lenta della versione normale, il Pinnacolone si gioca in 6 persone che a loro volta sono divisi in 3 coppie. La caratteristica di questo gioco è che la chiusura è permessa solo con una sequenza di sei carte in scala, combinazione chiamata proprio “Pinnacolone” anche nella Pinella.

Per chiudere quindi dovrete fare Pinnacolone, ovvero chiudere calando una scala composta da minimo sei carte, tutte ovviamente in sequenza, e senza l’uso di jolly o pinelle.

Vista la difficoltà nell’effettuare esclusivamente questa combinazione per poter vincere, questo gioco risulta molto più tattico e lento della Pinnacola classica.

Altre varianti

Esistono poi altre varianti della Pinnacola, che però non presentano regole ufficiali o cambiamenti radicali rispetto alla versione ufficiale del gioco. 

Si tratta più che altro di giocare sempre allo stesso gioco con le stesse modalità, ma con una-due regole diverse.

La prima che vi segnaliamo riguarda la chiusura. Alcuni giocatori infatti preferiscono seguire una regola molto interessante che prevede l’impossibilità di chiudere la partita se tra le combinazioni calate dal giocatore non sia presente almeno un poker o una pinnacola.

Una regola che rende il gioco più difficile e che costringe i giocatori a virare verso strategie diverse da quelle che solitamente utilizzano per arrivare alla chiusura finale.

L’altra variante che vi segnaliamo, meno usata rispetto a quella appena descritta, consiste nel dare alla matta un valore pari al doppio di quello reale. Questo vale quando si ha un jolly (o matta) in mano al momento della chiusura da parte di una altro giocatore. 

Esempio. Se avete posto il jolly tra l’8 e il 10 (7 -8 – jolly -10), il valore del jolly sarà pari a 9. Quindi al momento del conteggio dei punti, lo stesso jolly non varrà 9 bensì 18.  

Giampaolo Lo Conte analizza i trends dei mercati immobiliari nelle aree EMEA

Abbiamo contattato l’imprenditore italiano Giampaolo Lo Conte per commentare insieme a voi le analisi delle previsioni dell’andamento del mercato immobiliare europeo offerte da CBRE Group.

CBRE Group, la più grande società al mondo di servizi immobiliari commerciali e di investimento, ha pubblicato un rapporto di previsione dell’andamento del mercato immobiliare europeo dal titolo “EMEA Real Estate Outlook 2021”. Il rapporto parte dall’analisi della contrazione del Prodotto interno lordo (-7.3% nel 2020 nell’area EMEA, -2.7% nel 2021) ed arriva alle sorprese che potrebbero derivare dalle ulteriori misure restrittive a causa del virus. I tassi di interesse, secondo gli analisti, non aumenteranno fino al 2023 e, quindi, i prossimi 2 anni potrebbero essere gli anni giusti per investire nell’immobiliare nel vecchio continente, questo anche grazie alla accomodante politica monetaria che garantirà il buono stato degli investimenti immobiliari. 

Abbiamo avuto il piacere di entrare in contatto con Giampaolo Lo Conte, trader ed imprenditore italiano, già conosciuto attraverso i suoi numerosi contributi pubblicati online presso blog e riviste di settore (al seguente link trovate un suo popolare intervento sui trends del mercato degli yachts, qui, invece, una interessante disamina sul mercato immobiliare negli USA durante il Covid). 

Giampaolo, grazie per esserti reso disponibile. Ti abbiamo condiviso il rapporto “EMEA Real Estate Outlook 2021” di CBRE Group per commentarlo insieme ai nostri lettori. Ho dato un’occhiata al rapporto di CBR – risponde Lo Conte – vi invito a prendere visione anche del lavoro di analisi pubblicato recentemente da PwC (PricewaterhouseCoopers), il prestigioso network internazionale operativo in 158 Paesi al quale di solito mi rivolgo per accedere ai servizi di consulenza strategica. Grazie ad esso ho riassunto i punti per l’azione immobiliare in Italia e nel vecchio continente.

Quali sono? “Flessibilità, revisione della relazione tra proprietario e conduttore, ristrutturazione e rigenerazione urbana, certezza amministrativa, apertura di nuovi canali di finanziamento, ricerca di nuove soluzioni per gli investimenti internazionali, sviluppo di infrastrutture di trasporto e digitali, accesso a nuove nicchie di mercato, trasformazione digitale, applicazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Un particolare occhio di riguardo – continua Giampaolo Lo Conte – andrebbe destinato agli ultimi due punti. Le tecnologie digitali abbracciano l’intero ciclo di investimento, dalla decisione alla costruzione passando per la manutenzione dell’immobile e la gestione degli inquilini, per questo motivo gli investitori chiederanno nuovi modelli tecnologici per la trasformazione delle attività di management e di investimento. Infine, il business immobiliare dovrà diventare maggiormente sostenibile e, da questo punto di vista, l’emergenza ci ha insegnato che le istituzioni possono intervenire a mitigare i rischi e a sostenere l’impatto sociale degli investimenti.

Abbiamo letto che uno dei settori più in crisi è quello riguardante la locazione di spazi ad usi uffici. Nei primi nove mesi del 2020, è scritto nello studio CBRE, c’è stato un calo del -40% degli affitti di questo genere. Nel grafico che segue si evince come la Gran Bretagna sia stato il Paese che ha mantenuto, più degli altri, il trend di domanda e offerta per le locazioni di questo genere:

Nel grafico che segue invece abbiamo una panoramica dei trend di crescita e decrescita del mercato degli affitti immobiliari ad uso uffici in Monaco, Barcellona, Francoforte, Madrid, Bruxelles, Milano, Mosca, Varsavia, Vienna, Stoccolma, Amsterdam, Londra, Dublino, Parigi:

Qual è il punto di vista di un investitore di prestigio come te su questi grafici? “Beh, è chiaro che l’attenzione cade sui segmenti resilienti alla pandemia. Ad esempio, gli spazi “multifamily” e quelli destinati ai data center nel 2021 potrebbero raggiungere volumi record. Sotto questo punto di vista, mi sento di poter promuovere gli investimenti nel segmento “build-and-buy”, che nei prossimi 2 anni avrà una crescente domanda di mercato da soddisfare. La strategia migliore è quella di comprare un immobile ed accompagnarlo ad una rapida crescita  attraverso successive acquisizioni.

Focalizziamoci sul mercato immobiliare italiano che, ricordiamo, da solo rappresenta il 20% del PIL del nostro Paese. “L’investimento immobiliare è la principale forma di investimento delle famiglie italiane – conclude Giampaolo Lo Conte – che quest’anno hanno avuto a che fare con una lunghissima durata delle misure restrittive e, si augurano, nei prossimi mesi dovrebbero  vedere un allentamento delle medesime. Ci sono tre tipi di investimenti immobiliari: residenziale, retail ed hospitality. Quest’ultimo, si prevede, è quello che in Italia si risolleverà più in fretta, soprattutto nella seconda parte 2021 quando il turismo locale ed internazionale comincerà a riprendere le proprie quote di mercato. Gli investitori, sia privati che istituzionali, mantengono alto l’interesse per il settore degli investimenti immobiliari ad uso hospitality. Interessante, però, è la crescente domanda di rinegoziazione dei contratti di locazione: a seguito della sospensione temporanea degli affitti, infatti, i prossimi sviluppi del mercato potrebbero essere al ribasso.

Ringraziamo Giampaolo Lo Conte e lo invitiamo a restare disponibile nei prossimi mesi per tornare sull’argomento alla luce del rallentamento delle misure restrittive in Italia e in Europa!