Corso Consulcesi dal titolo “Il Covid-19 tra mutazione e varianti”

Guido Rasi, ex direttore Ema e attualmente in attività, operando nella formazione di medici e operatori sanitarie  con l’incarico di direttore del provider Consulcesi Club, si è soffermato sui vaccini Sputnik e cinese, affermando che “anche se hanno tutte le carte in regola per essere di ottima fattura e qualità, provengono da sistemi che usano standard di evidenza diversi dai nostri”. Pur evidenziando che questi fattori non vogliano dire “che siano peggiori”, Rasi ha affermato “che ci mancano informazioni, ma non sapere per noi non è un’opzione accettabile“. Infatti, ha continuato l’ex direttore di Ema, “avere a disposizione le maggiori conoscenze possibili,  vuol dire riuscire a gestire a livello sociale eventuali dubbi e criticità portando a supporto numeri ed evidenze, come è accaduto con il caso Astrazeneca”. Così, l’esperienza formativa dedicata ai primi 100 iscritti al corso “Il Covid-19 tra mutazione e varianti” ha come obiettivo quello di informare i partecipanti su argomenti di stringente attualità, quali il futuro dei vaccini e la presenza di eventuali varianti. Pertanto, il microbiologo Guido Rasi e l’infettivologo Massimo Andreoni, direttore del reparto malattie infettive dell’Istituto “Lazzaro Spallanzani” di Roma,  si renderanno disponibili a chiarire i dubbi dei partecipanti. Questi ultimi, in modo particolare, si sono soffermati sulle seguenti domande: “I vaccini attualmente disponibili a mRNA contro il Covid-19 sono efficaci anche contro le varianti?”. Massimo Andreoni, portando a supporto alcuni studi in  proposito, ha affermato che l’efficacia è piena; pertanto, è fondamentale “proseguire con convinzione nella campagna vaccinale”. 

Alla domanda se Chi ha contratto il Covid-19 deve sottoporsi a vaccinazione, Andreoni ha risposto ancora affermativamente, seppur sottolineando che devono trascorrere almeno tre mesi dalla fine della malattia e aggiungendo che “chi ha contratto il Covid-19 deve vaccinarsi per potenziare la capacità di difenderci dall’infezione con una singola dose”. Evidenziando come debba trascorrere “un minimo di distanziamento dai 3 ai 6 mesi dalla fine della fine della malattia per evitare che siano presenti troppi anticorpi”, Andreoni ha affermato che “la malattia è come se fosse la ‘prima dose’ e la seconda da richiamo”. I partecipanti poi hanno chiesto se ci sono “i test che identificano la variante si deve sequenziamento del virus” e se “per identificare nuove varianti va fatto un sequenziamento del virus”, rappresentando questo “il modo più completo per monitorare tutte le mutazioni e capire se vi è una reale variante, cioè se il virus sia mutato in maniera sufficiente, ancora Andreoni ha risposto: “Attualmente stiamo sequenziando solo determinate regioni del virus che ci interessano di più ai fini della risposta al vaccino e della trasmissibilità. Altri sistemi sono utili, permettono di capire solo se la mutazione è presente, in quanto lavorano su mutazioni già conosciute, ma non di riconoscerne di nuove”. Alla domanda su “Cosa prevede il piano vaccinale per i non responder ai vaccini?”, è stato risposto che “il programma vaccinale per ora non prevede una strategia specifica; al momento le istituzioni sanitarie sono impegnate nel monitorare la situazione con una campagna di esami sierologici per valutare lo stato di immunizzazione della popolazione. Infatti, gli esperti hanno sottolineato che, qualora si verifichi la presenza di un non responder, “i sanitari giudicano la risposta al vaccino solo con la presenza o meno di anticorpi, ma questo non è sufficiente”. Il caso per eccellenza è quello degli immunodepressi che, nella maggior parte dei casi, creano pochi anticorpi e potrebbero esser considerati non responder. Tuttavia, se si va a studiare ma se si va a studiare la risposta cellulo-mediata, gli stessi appaiono responder, anche se non hanno generato anticorpi. In conclusione, invece, Rasi ha affermato che “per molti medici e per noi tutti è un nuovo mondo che comprendiamo giorno per giorno; pertanto, “la formazione dei medici innanzitutto che poi informano i cittadini ora è fondamentale più che mai”. 

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